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Il più forte scacchista italiano dell'Ottocento, ritrovato attraverso le sue partite (sia con i migliori campioni internazionali del tempo, sia con i più generosi e ingenui scacchisti della "provincia" italiana), ma anche attraverso l'avventuroso percorso umano, in un'altalena punteggiata da romanzeschi diari di viaggio, periodi di indigenza e dispute teoriche a sostegno della causa persa del gioco "all'italiana". Per scoprire che la vita di un professionista degli scacchi non era allora molto diversa dai giorni nostri, sempre in bilico tra arte, scienza e bohème, salvi gli inevitabili benefici apportati dal progresso sociale ed economico. Lo stile agile e arguto degli autori fa da contrappunto alla rigorosa ricerca storica e bibliografica, con dovizia di citazioni e commenti del grande Serafino e dei suoi contemporanei.

 

tratto dalla rubrica Bianco e Nero... in Libreria di Torre & Cavallo

di Mauro Reggiani

Il racconto della vita dell’unico giocatore italiano che nel secolo scorso uscì degnamente dai confini nazionali si dipana con scorrevolezza in questo libro scritto insieme con rigore storico e stile discorsivo. L’apposizione “il professionista” configura (tra l’effettivo e il provocatorio) l’immagine di questo nostro rappresentante di quegli anni lontani, quando tale tipo di approccio agli scacchi s’improntava (come per altre discipline) ad un connubio tra arte, scienza e bohème. D’innegabile interesse - e svolto con cura - è il tema del confronto tra le “leggi francesi” degli scacchi e quelle italiane, di cui Dubois fu strenuo seppur segnato sostenitore. E da godersi sia con piacere che con rispetto sono le sue decine e decine di partite, presentate e arricchite con commenti suoi stessi… o di Staunton, di Lowenthal o del Principe di Mingrelia, di Centurini o di Zichichi… Partite giocate o nella provincia italiana o al leggendario Café de la Régence o altrove, con il dovuto posto di rilievo assegnato a quelle giocate a Londra nel 1862 in occasione del match contro Steinitz e di quello (amichevole, e tematico sul Gambetto di Re) contro Anderssen.