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La
Partita del Centro |
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Non è facile comprendere per quale ragione nessun teorico sino ad oggi abbia mai avuto l'idea di dedicare una monografia alla partita del Centro: eppure questa apertura alle sue spalle ha lasciato vittime come Steinitz, Chigorin, Alekhine, Rubinstein e Tarrasch, tanto per citare solo alcuni nomi. Solo negli anni '90, dopo decenni di oblio, grandi giocatori come Shirov, Adams, Morozevich e Judit Polgar hanno permesso la riscoperta di questa apertura, che alla semplicità dei suoi schemi abbina un gioco aggressivo e dinamico, l'ideale per chi vuol sorprendere l'avversario senza inoltrarsi in schemi troppo paludati e conosciuti. L'autore suddivide il suo lavoro in venti capitoli, con partite guida estesamente commentate, dove vengono inoltre ripercorse anche le origini storiche delle varianti. Tra le varie continuazioni emergono poi storie, aneddoti, curiosità, piccole biografie di personaggi più o meno noti delle 64 caselle, direttamente o indirettamente coinvolti nel loro rapporto con la Partita del Centro. Riccardo Del Dotto è nato a Lucca nel 1974. Candidato Maestro per la FSI dal 1989 (punteggio Elo FIDE 2199), ha vinto due volte ex aequo il campionato italiano giovanile (Bologna 1988 under 14, Biella 1990 under 16). Redattore capo del notiziario Caissa del Comitato Regionale Toscano, è direttore del Centro di Avviamento allo sport C.O.N.I. dell'Associazione Scacchistica Lucchese, nonché istruttore federale e responsabile del settore giovanile FSI per la Regione Toscana. Euro 15,50 Commenta
Fabio Lotti Recensione
di Mauro Reggiani No,
davvero non mi ero mai sognato che un libro italiano avrebbe finalmente
portato a conoscenza di coloro – quorum ego – che a qualsiasi livello
praticano quest’apertura, piana e vivace insieme, tutta la sua storia, i
suoi episodi, la sua evoluzione; fino allo stato attuale della sua teoria
curato e presentato con un’applicazione e una cognizione che, lo dico
senza tema di smentita, si riscontrano molto raramente nelle monografie
dei più celebrati autori stranieri. Né davvero avrei mai immaginato che
le varianti principali (studiate approfonditamente nell’arco di venti
capitoli e chiamate, a volte dall’autore stesso, con nomi illustri quali
Steinitz, Chigorin, Tarrasch, Pillsbury…) si sarebbe potuto selezionarle
e proporle con tanta competenza e tanta passione, con tanto rigore
analitico e tanta partecipazione emotiva (è vero, lui le gioca, ma…);
così da rendere la semplice lettura di notevole attrattiva, e lo studio
di tutt’altro profitto rispetto all’arida consultazione di
qualsivoglia database o sito Internet. E poi quanti aneddoti, quante
curiosità, e anche note personali del giovane scacchista lucchese: come
quando, inorgoglito e commosso, racconta l’incredibile itinerario di una
copia in suo possesso di “My best games of chess 1908-1923”
autografata da Alekhine a La Plata “en recuerdo del match 1927”,
contenente una “Partita del Centro” Mieses-Alekhine giocata a
Scheveningen nel 1913. Sorprendente.
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